Dante e la bandiera inglese

Come essere Cool nell’Interior Design

Disclaimer: ogni riferimento a persone e cose e puramente casuale! Oppure avrei potuto iniziare con Liberatoria, Dichiarazione di non responsabilità, Avvertenza, Diniego, Disconoscimento…Sono tanti i termini in italiano che avrei potuto utilizzare, ma non l’ho fatto…perché? Forse non va più di moda? O forse fa meno figo (cool)? Andiamo ad analizzare i motivi di tanta […]

Disclaimer: ogni riferimento a persone e cose e puramente casuale!

Oppure avrei potuto iniziare con Liberatoria, Dichiarazione di non responsabilità, Avvertenza, Diniego, Disconoscimento…Sono tanti i termini in italiano che avrei potuto utilizzare, ma non l’ho fatto…perché?

Forse non va più di moda?

O forse fa meno figo (cool)?

Andiamo ad analizzare i motivi di tanta straordinaria “anglofonia”!

Lingua italiana o inglese?

Dante Inferno canto

Siamo nell’anno dell’omaggio a Dante Alighieri, poeta, scrittore e politico fiorentino, scomparso 700 anni fa e considerato il padre della lingua italiana.

Un personaggio di levatura mondiale, la cui opera la Divina Commedia, è considerata una pietra miliare della letteratura mondiale!

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla proliferazione di inutili termini inglesi in ogni dove, dall’economia all’arredamento, dalla politica alla moda, dalla finanza alla carpenteria…

Ma è soprattutto da un’anno a questa parte, che l’abuso dell’inglese è stato istituzionalizzato, da politici e ministri (da destra a sinistra, indipendentemente!).

Dalle stesse persone che in giacca e cravatta dovrebbero rappresentare l’Italia e il suo popolo, dalle persone che dovrebbero esportare “l’italianità” e non importare termini inglesi sempre nuovi!

Termini come “cashless” (per pagamento con carta), “cashback” (ad indicare il rimborso), “recovery plan” (il famoso piano di ripresa), o peggio ancora “drive through” ( il tampone seduti in auto) o l’inascoltabile “park runner” (corridori era così tanto brutto!?!).

Se vi è mai capitato di bazzicare nel sito dell’Inps, come ho dovuto fare io per chiedere il bonus baby sitter durante l’ultimo lockdown, avrete notato come’è bello infarcito di  anglofona terminologia (oltre che essere decisamente complicato da navigare!).

D’altronde è in buona compagnia, anche il sito del ministero dell’ Economia e delle Finanze, non manca di deliziarci di termini astrusi, alcuni complicati anche per chi già mastica un po’ di inglese, figurarsi per una persona anziana che non ha avuto la fortuna di imparare la lingua straniera!

Primo Levi diceva che “scrivere in maniera semplice è cortesia“…anche parlare potremmo aggiungere!

Come essere cool nell’interior design

tavolo massello con sedie

Non manca certo l’inglese nell’arredamento o forse dovrei dire Interior Design!

Fino a qualche anno fa esistevano i soggiorni, adesso se non dici “living” ti guardano pure schifati!

Una volta c’erano i grandi marchi che trainavano il settore, adesso ci sono i “brand!“. Dove vuoi andare se non hai nemmeno un piccolo “brand” da sventolare!

Però attenzione perché il “brand” ha sempre una “vision” che deve essere raggiunta attraverso una “mission” (ma aggiungere la semplice vocale “E”…screditava la parola?!).

E dopo un opportuno “brain storming” il “sales manager” (su Linkedin non esiste più nemmeno un responsabile delle vendite!) ragguaglia la “crew” sul “budget” da raggiungere all’interno dello “store” (o “shop“…non so mai quale devo usare!!🤔)…C’è anche “showroom“, ma non ricordo dove metterla!!

Vi dirò di più…Sono pure convinto che ci sia del razzismo in tutto questo inglese! Fateci caso…

Perché si dice “living” o “bathroom”, ma non “kitchen”? Perché snobbare una così bella parola?

Forse perché troppo vicina a “chicken”, pollo in italiano?

Però ammetto che la mia è solo invidia!

Invidio che riesce con disinvoltura a pronunciare termini complicati e lunghi come “misunderstanding” ad indicare il malinteso (troppo semplice!) o “packaging” (l’imballaggio figo…la confezione!).

Però non capisco una cosa…nell’utilizzo promiscuo delle lingue…valgono le regole grammaticali di una o dell’altra?

Vabbè…sottigliezze…nel dubbio, nel titolo ho messo l’apostrofo!

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

la vetrina dell'ufficio

Attenzione non sono integralista, non potrei esserlo…il 50% di Mobil-Design è composto da una parola inglese!

Non voglio dire che dobbiamo fare come i francesi che hanno sostituito il termine inglese “computer” con “ordinateur” o tornare ai tempi del fascismo in cui erano vietate le parole straniere (con un nome come Edgard, avrei vita breve!), sono consapevole che alcuni termini sono insostituibili e non sarebbero comprensibili, tradotti.

Il termine “mouse” per muovere il cursore, non ha nemmeno una traduzione ufficiale!

Io stesso, nel mio sito, ho notato parecchie parole inglesi (forse anche troppe, adesso faccio un po’ di pulizia!), mi piacerebbe solo che l’autolesionista moda di privilegiare tutto ciò che estero,  non prendesse il sopravvento…sempre!

Dovremmo forse, cercare di limitare “l’invasione straniera”, abbiamo una delle lingue più belle del mondo, anche se difficile!

Potremmo usare l’inglese solo dove strettamente necessario, non serve cercare di tradurre ogni parola italiana!

L’utilizzo di termini anglosassoni non ci fa sembrare più colti, più alla moda (trendy!), più internazionali, trovare le traduzioni di concetti difficili, tipo “brain storming”, questo ci rende più colti, secondo me!

Le parole negozio, esposizione, bottega (bellissima!), ma anche marchio, lavoro, tirocinio, fanno parte della nostra tradizione, della nostra storia e sarebbe carino non scomparissero!

La cosa buffa che tanti termini anglofoni derivano dal latino, cioè dal nostro passato!

Disclaimer: per un refuso grafico, mi sono trovato sulla vetrina dello studio la scritta “zona living”…ammetto che per pigrizia, mancanza di tempo, dimenticanza…poi il cane mi ha mangiato la bozza della scritta in italiano…c’è stato il Covid…non sono ancora riuscito a sostituirla!

Sono Pentito!

Ti è piaciuto? Condividilo!

0Shares
0